Translate

martedì 17 luglio 2012

Gli stivali di Chanel? Si, proprio quelli.

Le so tutte. Tutte le battute: le so a memoria. Davvero.
In pratica potrei recitare l'intero film, interpretando alternativamente ogni personaggio. Musiche comprese, eh.
E questo non perchè io sia una specie di Rain Main dalle mente prodigio: semplicemente, guardo "Il diavolo veste Prada" - dunque, facendo una stima per difetto...un paio di volte al mese... - 24 volte all'anno. Ogni anno.
Il film è uscito nel 2006, fatevi un po' due conti.

Ora, chi non l'ha mai visto potrebbe chiedersi che senso abbia questa mia coazione a ripetere.
Lo spiegherò con pazienza e con estrema sintesi: il senso sta nei vestiti. Come già accennato qui, attualmente al mondo esistono tre categorie di porno: quello per uomini privi di fantasia (Yourporn.com), quello per donne e uomini a dieta (Foodporn.net) e quello per donne troppo povere per fare le fashion blogger (Il diavolo veste Prada.mov). Questo film è l'apice dello style porn, e ce lo sbatte in faccia dalla prima all'ultima scena. L'outfit, intendo.
E quasi tutto il resto - dalla trama scontata all'insopportabile Anne Hathaway - passa in secondo piano. Se "Il diavolo veste Prada", anzichè raccontare l'ascesa nel mondo fashion di un'insipida stagista, trattasse di un idraulico che si accoppia con una casalinga annoiata, beh, per noi sarebbe lo stesso. A patto che la casalinga indossi i famosi stivali di Chanel.

Ora, per chi avesse poco tempo da dedicare alla propria masturbazione stilistica, e volesse risparmiarsi i blablabla tra un vestito e l'altro, vi segnalerò i due momenti in cui piangerete di desiderio:
1) la carrellata che apre il film: nella mente del regista, un sottile confronto tra la trasandata Andy e le tacchettine ossessionate dall'estetica. Ai nostri occhi, una lunga sequenza di Voglio quegli orecchini-oddio guarda quant'è magra quella-uhhh, che belle scarpette!
Una volta visti i primi tre minuti de "Il diavolo veste Prada", mentre vi vestite la mattina vi sentirete per sempre delle barbone;
2) la carrellata a metà film: ovvero, quella che ci mostra la trasformazione dell'incorruttibile Andy in perfetta tacchettina. Una donna di grande personalità: partita da un deciso "Il mondo della moda è solo superficialità", resiste esattamente mezzora di film prima di correre in lacrime da Nigel, pregandolo di farle da Pigmalione. Nelle parole di Emily: Andy si vende l'anima il giorno in cui mette il primo paio di Jimmy Choo.
Naturalmente, fa benissimo. Voglio dire: ma avete visto quel miniabito nero? Io per quello sarei pronta a consegnare il premio Tenco nelle mani di Gigi D'Alessio.

Dopo di che, tutto il resto è noia. A eccezione di una fantastica Meryl Streep- alias Miranda Priestly alias Anna Wintour - e di un'adorabile Emily Blunt. Si, insomma, questo non è un film per uomini. Ci sono eh, ma come contorno: tanto per far procedere un po' la storia, in attesa del prossimo outfit. Per dirla alla Hitchcock, gli uomini qua fanno solo da MacGuffin.
L'unico ad avere un ruolo davvero centrale è Nigel, ma insomma, definirlo uomo sarebbe un insulto. Nei suoi confronti, ovviamente.

Ah, ultima cosa: il finale è uno schiaffo in faccia a tutte le donne. Perchè quell' "Everyone wants to be us" di Miranda è sacrosanta verità. E Andy si permette di gettare tutto al vento: proprio lei, che mangia carboidrati, Cristo santo (cit.).

Nessun commento:

Posta un commento